L'Io e il Noi - Introduzione



Qui di seguito l'Introduzione che apre  L'IO e il NOI. Dall'Espressione alla Interpretazione (Edizioni Melagrana 2025, pp. 324, € 20). 
Per dare un'idea di cosa tratta questo mio ultimo libro, riporto l'Indice dei saggi e dei paragrafi:

A mo’ di Introduzione: L’Io e il Noi come progetto di Autoformazione Critica

Prima parte: dalla Espressione alla Rappresentazione

 Sulla Espressione

Il mondo che parla all’io / L’intervento di Immanuel Kant /  Le idee trascendentali dell’Io / Andare oltre Kant /  Le caratteristiche della identità pregiudizievole

 Primo Intermezzo: Quando gli uomini si dividevano per funzione

Sulla Descrizione

 La descrizione emotiva dell’oggetto / Il lato debole della elaborazione di Cassirer / La duplicità dell’io nella dinamica della conoscenza /  Le contraddizioni dell’esistenzialismo di Sartre / Le cose reali e le cose possibili

Secondo Intermezzo: Brecht e la "identità pregiudizievole" dei comunisti

Sulla Rappresentazione

A proposito dell’intellettualismo pirandelliano / Il saggio sull’umorismo e la lettura gramsciana di Pirandello / Sciascia e la questione del “pirandellismo” / La rappresentazione come incerta pratica quotidiana /   La verità, ciascuno a suo modo

Terzo Intermezzo: Finzioni e Rappresentazioni tra letteratura e cinema

 

Seconda parte: dalla Relazione alla Interpretazione

Sulla Relazione

L’emergere faticoso del paradigma dell’altro /  Il linguaggio e l’utile / L’utile, il sentimento e l’esistenza /   La dimensione collettiva /  La soggettività e i suoi possibili approdi

Quarto Intermezzo: Il settimo sigillo e l’incontro con l’altro-io

Sulla Narrazione

L’attività trasformatrice del narrare / La questione delle fonti di Dante / L’importanza culturale della Commedia di Dante /  L’io che diventa noi / Il noi in forma di vicenda

Quinto Intermezzo: Francesca e le molte facce dell’amore

Sulla Interpretazione

L’attività ermeneutica e il contesto relazionale /  La realtà come immagine oscura / La forza e l’ambiguità dell’ermeneutica /   L’interpretazione come pensamento in universale / I pensieri in universale dei contadini di Pascoli

Sesto e ultimo Intermezzo: La Universalità in forma di canzone

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A MO’ DI INTRODUZIONE

 L’Io e il Noi come progetto di Autoformazione Critica

  

1) Non sono nate direttamente come libro queste pagine. Sono venute fuori man mano nell’ambito di un articolato seminario, tuttora in corso, di AUTOFORMAZIONE CRITICA, organizzato in Campania dalla RETE SOLIDALE VESUVIANA e dalla ASSOCIAZIONE MELAGRANA. E i contenuti qui espressi hanno cominciato a vivere in specifiche discussioni fra una quarantina di persone esplicitamente collocate in posizione critica rispetto alle relazioni sociali dominanti, le quali costringono la stragrande maggioranza degli uomini e delle donne del nostro pianeta a un destino di precarietà, miseria e dolore. Si è trattato e si tratta, perciò, di una riflessione eminentemente collettiva, cui io ho contribuito (e contribuirò ancora) in funzione di sollecitatore e coordinatore.

E va altresì detto che le tematiche e l’organizzazione degli incontri - quelli svolti e quelli che seguiranno - provano a camminare in direzione apertamente contraria rispetto alle convinzioni e alle regole maggioritariamente fissate nella coscienza dell’attuale stadio della civiltà umana. I saggi che compongono il volume parlano, sì, dell’io e del noi in riferimento alla società in cui viviamo; ma ne parlano in una logica di superamento dell’attuale disperante condizione umana, avendo ben presente quanto sia complicato il nostro tempo e quanto sia necessaria la scelta morale di contribuire a renderlo degno di essere vissuto.

 

2) La platea del seminario è stata finora soprattutto di attivisti e attiviste quotidianamente impegnati in attività di solidarietà e idealmente distanti dal senso comune, oggi largamente egemone, che esalta e celebra come positive, e in ogni caso inevitabili, le linee di prevaricazione e oppressione. E agli attivisti si sono poi aggiunte diverse altre persone ugualmente non-conciliate col vigente sistema sociale (il sistema capitalistico) e con l'attuale ordine del mondo, suddiviso in pochi punti di accumulo della potenza e della ricchezza e numerosissimi luoghi di povertà e subordinazione.

Del resto, la finalità dichiarata del seminario è proprio di rendere più stabile e sicuro il cammino in “direzione ostinata e contraria”. Le forze che giorno dopo giorno danno vita alle pratiche di solidarietà e inclusione, o che si muovono fattivamente a sostegno dei diritti di tutte e tutti, sono obiettivamente limitate; e il lavoro dell’AUTOFORMAZIONE ha cercato di rafforzare quanto più possibile la loro capacità di incidere positivamente su questo nostro mondo ingiusto e squilibrato. Ci si è proposto, infatti, non solo di consolidare gli ideali di libertà, uguaglianza, fratellanza e sorellanza, ma soprattutto di renderli più capaci di tramutarsi in azione effettiva.

Non si fraintenda, però: questi incontri non hanno fornito, e non forniranno in futuro, ricette sociologiche o di economia politica o di storia politica. E d’altronde non di un ricettario c’è bisogno. Ciò che oggi davvero serve è piuttosto l’attitudine a costruire. Ed è bene precisare che non sto parlando di un elemento caratteriale, di una sorta di dono datoci alla nascita. L’attitudine a costruire è invece una conquista propriamente intellettuale, strettamente connessa alla capacità di collegare l’ambito particolare nel quale ci muoviamo con l’ambito generale nel quale esistiamo.

L’attitudine a costruire è, in estrema sintesi, una significativa conseguenza dell’intreccio di specificità e totalità. Se ci riesce di dare un senso storico alle nostre peculiari esperienze; e se, contemporaneamente, riusciremo a intravedere il lavorìo della storia anche in quello che quotidianamente pensiamo, speriamo e facciamo, allora tutto tenderà ad acquistare un più preciso e ampio significato: il nostro fare, il nostro sperare, il nostro pensare. E in verità acquisteremo significato anche noi stessi, proprio ciascuno di noi, individualmente e collettivamente concepito.

 

3) In altre parole, chi ha partecipato alle sessioni di seminario si è accinto a un vero e proprio lavoro di autocostruzione di se stesso; con lo scopo di arrivare a impiegare le proprie energie nel modo migliore.

È con tale obiettivo che si è parlato del mondo che viene incontro a ciascuno di noi e condiziona ogni singolo io, indagando per prima cosa l'attività espressiva con la quale ognuno si ritrova spontaneamente collegato alla realtà che lo circonda; e simmetricamente si è sottolineato il volgersi necessario dell’io, ovvero di ciascuno di noi, verso il mondo, cosa che avviene tramite l'attività descrittiva che l’io consapevolmente mette in moto a proposito degli oggetti che incontra. Poi, alla luce di entrambi i percorsi (del mondo verso l’io e dell’io verso il mondo), si è affrontato il rapporto decisivo dell’io con se stesso, fissandolo nella attività rappresentativa sia dell’io e sia del mondo.

In sintesi, la prima parte del seminario ha cercato di padroneggiare, nel loro portato di complessità e ambiguità, l’espressione, la descrizione e la rappresentazione come primi elementi-cardine della relazione tra io e mondo e del costituirsi consapevole dell’io.

La seconda parte del seminario è stata invece incentrata sul progressivo muoversi dell’io assieme agli altri io, e cioè sull'io che si avvia ad essere noi. Si è partiti dalle relazioni che l’io tende ad acquisire attraverso l’attività connettiva con gli altri io e con l’insieme degli elementi del mondo, di cui percepisce ancora confusamente i livelli di autonomia, per poi concentrarsi sulla attività narrativa che porta l’io alle soglie effettive del noi - proprio riproponendolo come vicenda, ovvero come un io-in-relazione. E infine si è indagato il livello di effettiva autonomia che il “mondo narrato” guadagna nella specifica attività interpretativa, la quale sancisce, all’interno di ciascun io, la dimensione del mondo come dato vissuto collettivamente, e non più singolarmente. 

Si configura, in tal modo, una seconda sequenza, costituita da relazione (l’io proteso verso ciò che è altro-da-sé), narrazione (l’io postosi fuori di sé in relazione con l’altro-da-sé), e interpretazione (il fuori-dell’io che ritorna all’io riconfigurandolo come noi). E il risultato conclusivo diventa (può diventare) la compresenza, e non più l’opposizione, dell’io e del noi. 

 

4) Detto in breve: da un lato avremo la dinamica di espressione, descrizione e rappresentazione, che si snoda al livello dell’io; dall’altro lato, la dinamica di relazione, narrazione, e interpretazione, che si ricostruisce al livello del noi.

Il libro si ferma qui. Ma non si fermerà qui il progetto di AUTOFORMAZIONE.

Ci si propone, infatti, di andare ulteriormente avanti nei mesi a venire, mettendo a fuoco la sequenza di affermazione, comunicazione e strutturazione, che sta al livello della società (ovvero il processo per cui l’io e il noi non sono più distinguibili dal contesto-mondo in cui agiscono, mentre simmetricamente il contesto-mondo diviene sempre più organicamente un insieme di io e di noi; finché poi l’intero intreccio di io-noi-mondo, andando risolutamente oltre la propria immediatezza, non si preciserà distintamente come struttura sociale, e cioè come società vera e propria).

Infine, ci si propone di concludere questo specifico percorso di AUTOFORMAZIONE con la sequenza di identificazione, trasformazione e autorganizzazione, che sta al livello della umanità (sequenza che, in effetti – attraverso il cammino dell’io-noi che distingue consapevolmente se stesso e la realtà del mondo, il lavorìo dell’io-noi che modifica se stesso assieme al mondo e l’attività propriamente creatrice dell’io-noi che (ri)costruisce incessantemente ex novo se stesso e il mondo –, andrebbe vissuta proprio come l’autentico compimento esistenziale, morale e sociale che possiamo ipotizzare dal nostro versante, cioè dal versante di chi prospetta per sé e per gli altri il superamento dello stato attuale delle cose).

 

5) Si badi bene: il quadro qui delineato non va inteso come sequenza cronologica, bensì in termini di semplice puntualizzazione logica. E credo sia abbastanza evidente anche il punto decisivo: e cioè che le idee normalmente pensate e coltivate da ciascuno di noi (e che in parte elaboriamo noi stessi, e in parte, per la gran parte, ci vengono dal di fuori) si collocano tutte nell’ambito di questi percorsi compresenti e intrecciati. In quanto idee – ovvero considerandole, per pura comodità, in astratto (e cioè al di là della nostra immediatezza) -, esse si distinguono in idee egemoni, o idee dominanti, e idee minoritarie, o idee critiche. Noi che abbiamo avviato questo percorso di AUTOFORMAZIONE non abbiamo difficoltà a riconoscerci come “quelli delle idee critiche”. E lo sappiamo bene che queste idee sono oggi “di minoranza”.

Il fatto è che per superare la condizione di minoranza e far valere le ‘idee critiche’ dobbiamo certamente aver chiaro come funziona il mondo; ma dobbiamo sapere molto bene anche, e anzi soprattutto, come funzionano le idee. Il che significa, tanto per cominciare, che dovremmo sforzarci di mettere a tema, e a critica, anche uno specifico portato della nostra scelta morale “di opposizione”, che è quello della separatezza.

La trasformazione cui noi tendiamo - o la “rivoluzione”, se si preferisce – la viviamo sempre, in prima battuta, in quanto scelta morale, e cioè con un moto interiore di netta separazione dal contesto nel quale viviamo. Questa separazione è indispensabile, è una precondizione dell’azione. Ma va colto che è anche carica di ambiguità e di pericolo. La separatezza è cioè necessaria soltanto come moto iniziale; se invece si solidifica, se si ipostatizza, diviene immancabilmente un impedimento per l’azione. In sostanza, la separatezza non dovrà mai essere assoluta.

 

6) Non c’è molto da obiettare: chi voglia davvero “cambiare il mondo” sarà obbligato a perseguire costantemente anche una fortissima esperienza del mondo. E dovrà essere particolarmente fermo nel tenere assieme il suo fuoriuscire dal mondo col suo continuare a viverlo. La trasformazione - o la “rivoluzione”, se si preferisce – è sempre, infatti, un insieme intrecciato di separazione e partecipazione. Come è necessario staccarsi intellettualmente dal mondo, è altrettanto necessario, almeno per chi intenda contrastare veramente gli attuali rapporti sociali e l’attuale condizione umana, immergersi - praticamente, emozionalmente e intellettualmente - nel mondo stesso che si vuole trasformare.

È però complicatissimo tenere assieme il momento della separatezza e il momento dell’esperienza del mondo. Per padroneggiare davvero entrambi, c'è bisogno di una terza e di una quarta dimensione, che solo in parte dipendono da noi. La terza dimensione, da affiancare alle dinamiche di separazione e partecipazione, è costituita dalla trasmutazione – o dalla “rivoluzione”, se si preferisce – in quanto  continua dissoluzione e ricostruzione di soggetto e oggetto. La quarta è data, invece, dalla umanizzazione del nostro fare e del nostro pensare, e cioè dalla consapevole presenza della complessiva condizione umana nei pensieri e nelle azioni dell’io-noi.

Insomma, è solo con l’insieme intrecciato e organizzato di separazione, partecipazione, trasmutazione e umanizzazione che si può sensatamente sperare di arrivare, procedendo per dubbi e interrogativi, alla pienezza (storica, non semplicemente ideale) dell’io nel mondo. E la domanda di fondo diventa a questo punto: chi veramente è il soggetto? Meglio ancora: qual è il processo, il farsi possibile delle cose, in grado di arrivare effettivamente alla condizione di soggetto?

 

7)  C'è un possibile e piuttosto evidente soggetto nell’ambito della “particolarità”: sono io, ciascun io con le sue specifiche esperienze. Ma il soggetto nell’ambito delle vicende collettive chi è? È magari l’intera umanità? E che significherà, in questo caso, “intera umanità”? Cosa sarà compreso in tale concetto? Solo la generazione attuale o anche le generazioni future? Oppure il soggetto dell’ambito collettivo va cercato specificamente nelle classi sociali, come dice il materialismo storico? Ma quali e quante sono oggi le classi? Che rapporto hanno con le specificità dei luoghi e dei tempi che le comprendono? E l’azione di queste classi è poi semplicemente la lotta di classe? O dovrà essere anche un’azione egemonica, pedagogica, prefigurante?

Del resto, accanto a questi interrogativi ci sono altre, impegnative domande: da dove vengono le “idee giuste”? rispetto a quali parametri vanno declinate? Rispetto forse alla realtà quotidiana? oppure rispetto alla storia? E qui di nuovo si pone la questione della soggettività: chi è che dovrebbe declinarle le “idee giuste”? l’io? il noi? l’io-noi? E ciò che alla fine questo soggetto, posto che riesca a definirsi tale, incontrerà nella declinazione di se medesimo, dovrà necessariamente considerarlo un sistema unitario? O si troverà di fronte a tanti segmenti staccati l’uno dall’altro?

Come si vede, siamo a contatto con questioni davvero complicate. E però man mano, percorrendole nella discussione, è piuttosto probabile che le assumeremo come passaggi inevitabili per dare veramente senso e forza a ciò che in parte già facciamo tanti e tante di noi: dall’attività di volontariato all’attività di impegno politico all’attività di cultura critica.

In altre parole, attraversando fattivamente e contemporaneamente tutte e quattro le dimensioni del modificarsi dell’io e del mondo – ovvero le dimensioni della “rivoluzione” come separatezza, della “rivoluzione” come esperienza del mondo, della “rivoluzione” come pienezza dell’io nel mondo e della “rivoluzione” come esplicazione reale della condizione umana - potremmo davvero rinvenire, se non proprio il nodo che stringe l’insieme delle cose, almeno un utile filo da tirare. Utile anche soltanto per arrivare a guardare con più matura consapevolezza noi stessi, quelli che con noi si muovono e il mondo vasto e terribile intorno a noi.

Questo, almeno, è stato ed è l’intento della AUTOFORMAZIONE che ad oggi, estate 2025, si sta svolgendo in una piccola località del mondo chiamata Campania.

                                                                                                                  L’autore

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