A che punto è la notte

A che punto è la notte?


 di Rino Malinconico

1) Solo chi sia in straripante malafede o sia accecato dall’ideologia del suprematismo occidentale potrebbe negare le due solari verità degli ultimi due giorni (siamo al 2 di marzo 2026):  a) che l'attacco all'Iran scatenato da Israele e Stati Uniti è avvenuto nel più cinico e brutale spregio del diritto internazionale; b) che la motivazione addotta – “guerra preventiva per scongiurare una imminente aggressione iraniana a Israele e Stati Uniti” – è talmente spropositata che finanche i giornali e le Tv più stabilmente filoamericani si vergognano a riportarla (e infatti nessuno la mette in evidenza, come peraltro nessuna TV mostra i cadaveri delle 150 alunne di Minab uccise dai bombardamenti). Per farla breve, se il concetto quantomai arbitrario di “Stato-Canaglia”, da circa trent’anni spensieratamente adoperato dalla propaganda occidentale, potesse per pura congettura avere un qualche plausibile senso storico, ebbene, oggi come oggi, Israele e Stati Uniti se ne potrebbero fregiare più di chiunque altro.

Ma non vado oltre su questi aspetti, perché presumo di rivolgermi a lettori non in malafede e non tetragonamente  abbarbicati alle tiritere ideologiche venate di razzismo sull’Occidente “buono e civile” e sul Resto del Mondo “cattivo e barbarico”. E neppure credo di rivolgermi a persone che, seppure in buona fede, mischiano confusamente le cose anche quando non vanno affatto mischiate. Per intenderci: non c’è alcun dubbio che il regime clericofascista iraniano abbia avuto e continui a praticare la ferocia e l’oppressione come esercizio normale di potere. E questo c’entra molto con la solidarietà che è giusto dare agli iraniani che lottano con coraggio contro quel regime reazionario, ma non c’entra nulla con l’aggressione militare israeliana e americana. Israele e Usa non hanno attaccato uno “Stato dittatoriale”, bensì uno Stato sovrano che diversamente da altri Stati sovrani di quell’area cruciale del mondo – Arabia Saudita, Siria, Turchia, Egitto, tutti a vario grado dittatoriali e similfascisti -, ha oggi semplicemente il torto di non essere loro amico e di non scattare sull’attenti.

Ma tutto questo lo do, appunto, per scontato. Ed è di altro che intendo parlare.

 

2) Ciò che è avvenuto negli ultimi due giorni, al di là dei giudizi che se ne possono dare sul piano diplomatico, morale e politico, è grave anzitutto sul piano storico. Ed è su questo aspetto che richiamo l'attenzione. Nel procedere concreto della storia, infatti, ci sono eventi destinati ad assumere un peso maggiore di altri. E per come la vedo io, diversamente dai cruenti attacchi che si sono susseguiti negli anni (e da ultimo ancora pochi mesi fa), l'attuale aggressione all'Iran avvia obiettivamente – ne siano o no consapevoli i protagonisti -, una ancora più pericolosa e tragica fase di ciò che giustamente papa Francesco ebbe a definire “Guerra mondiale a pezzi”.

In altre parole, l’aspetto militare della guerra (avviata direttamente con l’annientamento degli uomini di governo dell’Iran), la decisione politica dell’aggressione (avvenuta con l’assoluta indifferenza per le sedi internazionali e nessuna discussione preventiva coi propri alleati) e l’esplicitazione senza ritegno dell’obiettivo strategico che si persegue (l'insediamento a Teheran di un governo a sostanziale guida americana) sono tre caratteristiche che, nel loro “combinato disposto”, sono davvero inedite nella nostra modernità, che pure ha già ampiamente conosciuto brutalità di ogni tipo. Il loro combinato disposto sostanzia, e rivolge a tutto il mondo, un messaggio inequivoco: gli USA proclamano la ferma volontà di ridisegnare l’intero assetto mondiale e non solo l’assetto del Vicino Oriente. Chiariscono a tutti, amici e nemici, che intendono procedere senza tenere in alcun conto le consuete “difficoltà” geopolitiche. L’Iran fa parte dei Brics e ha un importantissimo partenariato con la Cina? Non significa nulla. Ha formali trattati di cooperazione militare con la Russia? Non è una ragione sufficiente per fermarsi. Il messaggio è: “noi americani non ci fermeremo più di fronte a nulla. Non ci fermeremo perché siamo noi i più forti.”

 

3) Di fatto, questi due giorni di bombe e dolori accelerano il passaggio dalle guerre specifiche e territorialmente circoscritte allo scenario cupo e potenzialmente senza misericordia di un’unica guerra generale. Una guerra, cioè, che non solo ricomprenderebbe in sé tutti i conflitti in corso, ma che avvierebbe anche il confronto militare diretto tra le grandi potenze nucleari del pianeta. Del resto, la Guerra mondiale a pezzi non potrà certo mantenersi così all'infinito. Se i molti baratri aperti non verranno contrastati con efficacia da un ampio, e anzi gigantesco movimento pacifista mondiale, per forza di cose l'attuale situazione dovrà prima o poi trasformarsi in vera e propria Terza guerra mondiale, e cioè in qualcosa di molto più orrendo delle guerre mondiali che abbiamo conosciuto nel XX secolo. E non serve aggiungere altro, poiché tutti abbiamo una sia pur vaga cognizione della forza distruttiva dell'attuale tecnologia bellica.

Letta con mera logica giornalistica, l’annientamento in una sola giornata dell’intera prima linea del potere iraniano diviene semplicemente la conferma della forza straordinaria dell’apparato distruttivo degli USA. Ma la verità profonda dei fatti storici risiede solo in minima parte nella descrizione delle cose che avvengono. Più in generale, gli elementi realmente decisivi non sono i fatti, bensì le conseguenze dei fatti. E dal punto di vista delle conseguenze, non è affatto detto  che lo scenario a breve termine sarà quello ipotizzato e sperato dai governi di Washington e Tel Aviv. La nascita in Iran di un diverso assetto di potere e di Stato è un obiettivo teoricamente possibile; e però con tutta probabilità è irrealizzabile nel breve periodo. E se questo non succede in tempi rapidi, gli spettacolari risultati guadagnati dagli Stati Uniti e Israele in poco più di 24 ore potrebbero facilmente tramutarsi in un impantanamento gigantesco che coinvolgerebbe tutto il Vicino Oriente: verrebbe a formarsi, cioè, un inferno di guerra, simmetrico e però ancora più gigantesco di quello ucraino.

 

4) E vengo dunque al punto: se si determinano due colossali inferni sul Pianeta - contornati peraltro da ulteriori focolai di guerra, più limitati e però ugualmente tragici, in Asia e in Africa (dal Sudan al Pakistan e a tanti altri Paesi) -, la conseguenza è che entra in crisi proprio la tenuta in sé della Guerra mondiale a pezzi. La ovvia connessione politica, economica e militare tra i due inferni trascinerebbe fin quasi al punto estremo di rottura la separazione dei pezzi. Detto con brutalità: quando i “pezzi” diventano così giganteschi – e l'Ucraina lo è, e il Vicino Oriente con molta probabilità può diventarlo da oggi in poi -, la guerra mondiale generale comincia per davvero a prendere forma.

Certo: se la storia si fermasse a oggi 2 marzo, gli Stati Uniti potrebbero celebrare una gigantesca vittoria e gettare nel dimenticatoio il sostanziale “infortunio” di qualche mese fa in Sudamerica, allorché l'azione banditesca nei confronti del Venezuela non è andata come speravano, poiché il governo bolivariano non è collassato nonostante il sequestro del Presidente Maduro. Ma ora, l'uccisione di Kamenei e di molti esponenti di primissimo piano del regime iraniano e i bombardamenti feroci del Paese hanno reso evidenti due cose. La prima è che la capacità militare degli Stati Uniti è davvero enorme; la seconda è che il concetto trumpiano di America first significa America unica superpotenza. Con tutta probabilità la spregiudicatezza del governo americano porterà Trump e i suoi più fedeli alleati a esaltare a dismisura la prima cosa (la forza militare) e a ignorare la debolezza insita nella seconda (l’unipolarismo a dominazione USA).

E già: perché il "piccolo" particolare è che su questo nostro Pianeta non  sono solo gli USA (e Israele) ad avere le armi atomiche ma anche altri. E i gruppi di potere spregiudicati e senza coscienza non siedono solo a Washington (e a Tel Aviv). E soprattutto la storia non finisce al 2 marzo. E purtroppo gli zainetti insanguinati delle alunne di Minab verranno presto coperte da altre silenziose e attonite immagini di dolore.

A che punto è la notte?




 


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